LA PERCEZIONE OLISTICA |
| Luciano Jolly e Giovanna Garbarino Anni di interazioni significative con gli Altri, condotte nella
scuola, durante lanimazione dei gruppi o nelle sedute individuali, ci consentono di
rispondere: sì, esiste un modo olistico di percepire lAltro/Altra e di avere
rapporti con Lui/Lei. Quando ci poniamo di fronte ad unaltra persona, nella
professione o nella vita, cerchiamo di far tacere la cultura, la sapienza e perfino il
ricordo delle esperienze passate. Tutti gli schemi mentali che provengono dallo studio e
dallesperienza sono sospesi: non dimenticati, ma messi temporaneamente tra
parentesi. In particolare la funzione giudicante, razionale e discriminante dellintelletto
è in ombra. Per mettersi in comunicazione con lEssere dellaltra persona,
riduciamo noi stessi, per quanto possibile, alla nostra Essenza. Ciò è possibile quando lOperatore Olistico concentra la
sua attenzione nellHara. In questa situazione ogni pensiero, gesto o parola
diventano esatti: i migliori che possiamo produrre. Accade soltanto ciò che è giusto
debba accadere. Le cose si organizzano da sole, senza lintervento della nostra
volontà. La percezione dellAltro non è falsata da giudizi, interpretazioni o
attese. Semplicemente: interagendo con lAltro, cerchiamo di essere presenti a Lui, o
Lei, in modo totale. Si assiste così ad un flusso di avvenimenti che non è diretto da
noi. Si forma un campo. LAltro vi partecipa allo stesso titolo che noi. Come dice
Hesse, si è formato un coppia. Allinterno di questo coppia
vige la legge della relatività. Tutti sono attori, tutti costituiscono il pubblico. Non
ci sono ruoli, sinteragisce. Come in un gioco di bambini, le cose accadono
spontaneamente e si liberano le energie profonde.
La forma dintelligenza che è attiva nellOperatore
Olistico si chiama intuizione. Essa è aperta e ricettiva. Si apre alle informazioni
ricevute dai sensi e si lascia impregnare dalla realtà dellAltro, scendendo oltre
la superficie delle apparenze e delle manifestazioni. Innanzi tutto lOperatore
Olistico attiva i sensi: la vista, ludito, lolfatto, il tatto. Con la vista, guardiamo lAltro senza analizzarlo o
giudicarlo. Lo vediamo con lo sguardo a coppa suggerito da K. G.
Dürckheim: lenergia della visione non parte allora dagli occhi, ma dalla nostra
nuca. La visione non include soltanto il corpo fisico dellAltro, ma tutti gli
oggetti o realtà che fanno parte del campo visivo allargato. In questo modo lAltro
è collocato nel suo contesto attuale. La sua realtà è percepita con una calma
immanente, il che vuol dire che la percezione dei suoi sintomi, disagi o sofferenze non
costituisce per noi una coscienza ansiosa. Respiriamo tranquillamente nel ventre e abbiamo
fiducia che, con laiuto divino, le cose andranno per il meglio anche in presenza di
garbugli apparentemente insolubili. Usiamo ludito per ascoltare lAltro, per conoscere
le caratteristiche del suo respiro, le qualità della sua voce, o di ogni altra
manifestazione che in Lui/Lei si esprima attraverso un suono. Impieghiamo anche lolfatto
per sentire gli odori (se ce ne sono), emanati dal suo corpo. Per esempio un odore di
bruciato, o acido, o di pesce, ci dà informazioni su certe caratteristiche
dello stato psicofisico dellAltro. Se tocchiamo lAltro, nel massaggio o nei contatti che
accompagnano la respirazione e gli esercizi bioenergetici, ci rendiamo conto dello stato
di tensione dei suoi muscoli. Respiriamo come Lui/Lei, adottiamo temporaneamente le sue
contrazioni, per sentire nel nostro corpo di Operatori Olistici la sua condizione
psicofisica presente. Karlfried Dürckheim afferma che vi è più divinità
nei sensi che nella filosofia, nei concetti e nelle teologie. Toccare lAltro in
superficie, se il nostro tocco è ispirato dal rispetto, dallascolto e dallempatia,
permette di toccarlo in profondità. Questo approccio sensoriale allAltro consente
di accedere alla stanza segreta delle sue emozioni. Sinstaura qui un nuovo tipo di rapporto con lAltro.
Occorre ricordare che nella psicanalisi classica, nella bioenergetica e nella Gestalt,
tutti metodi ad indirizzo umanistico e laico, il rapporto era fra due persone: aveva
quindi le caratteristiche della dualità. Due persone che si percepivano sul piano
immanente ed esistenziale, indipendentemente dalle loro concezioni religiose, sincontravano
tra loro. Tutto ciò che avveniva, era il risultato delle interazioni immanenti tra questo
paio di coscienze. LOperatore Olistico, come lo concepiamo nella pratica e
nei fondamenti teorici seguiti dal Laboratorio Siddharta, instaura invece con lAltro
un rapporto a tre, dove il terzo polo della relazione è costituito
dalla presenza del Trascendente. E questa presenza trascendente nellimmanenza,
avvertita fortemente dallOperatore Olistico, che guida il rapporto tra Lui/Lei e lAltro/Altra.
Il trattamento delle resistenze fisiche, emozionali e psichiche dellAltro tiene
conto di elementi che fin qui non apparivano: il singolare Destino dellAltro, il suo
Karma, la coscienza che le sue difficoltà non hanno soltanto un aspetto esistenziale, ma
assumono un significato di prova iniziatica sulla via del perfezionamento morale e
spirituale della persona. Questo, insomma, conferisce allOperatore Olistico la
consapevolezza che non si può accelerare o ritardare il destino dellAltro con la
semplice preparazione tecnica e professionale. Il Trascendente entra nel rapporto con lAltro,
lo informa con la sua luce e con la sua volontà. Vi è un tempo per tutte le cose e la
sicurezza dellOperatore Olistico deriva dal sincero lavoro interiore che egli/ella
svolgono quotidianamente in vista del proprio progresso spirituale. E questa
tensione continua per il nettoyage della propria anima che permette di avvertire
lalleanza con il Trascendente, e sentire (essere certi) che il divino
alleato sta operando per il progresso di entrambi: loperatore Olistico e la
persona di cui questi si occupa. Il Terzo Polo presiede alla trasformazione di entrambi. Ciò significa che lOperatore Olistico tenta dintrodurre
il concetto di sacro nella propria esistenza, portando agli altri la
consapevolezza che esistono leggi più universali, superumane, che gli uomini sono
chiamati a scoprire per dare un nuovo senso alla loro vita. Si parte dal corpo e dalle
sensazioni. Si prosegue nel lavoro emozionale. Si modificano idee arcaiche. Si sfocia
nella formazione di un nuovo destino individuale, dove lAssoluto entra nel relativo,
la Parte entra in contatto con il Tutto, lindividuale con luniversale. Al
termine di questoperazione, tutti i personaggi del dramma sono diventati più
responsabili verso la propria salute e verso quella del pianeta, che ci ospita soltanto
temporaneamente. Tutto ciò può avvenire dopo uno studio approfondito della
filosofia olistica, della cultura planetaria e delle tecniche corporee intese in senso
olistico. Ma è uno studio dove lintelletto è improntato alle ragioni del cuore, ed
è sorretto dai sentimenti della solidarietà e della compassione. Per il Laboratorio Siddharta, Dr. Luciano Jolly
Giovanna Garbarino Cuneo, 8 maggio 2004
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