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" E' felice dunque chi giudica rettamente. E' felice chi è contento della sua condizione, qualsiasi essa sia, e gode di quello che ha. E' felice chi affida alla ragione la condotta di tutta la sua vita. Lucio Anneo Seneca, Sulla felicità (Bur, pp. 103, euro 6,00).
"Essere oggetto d'amore è una causa potente di felicità, ma l'uomo che chiede l'amore non è colui al quale viene concesso. L'uomo che riceve l'amore è, generalmente, colui che lo dà." Bertrand Russell, La conquista della felicità (Tea, pp.229, euro 8,00)
"... Perciò addirittura più apprezzabile della filosofia è la saggezza, da cui derivano tutte le altre virtù; quella saggezza che insegna come non sia possibile vivere felici se non si conduce una vita ragionevole, specchiata e giusta, e come non sia d'altra parte possibile condurre una vita ragionevole, specchiata e giusta senza essere felici". Epicuro, Lettera sulla felicità (ed. Demetra, pp. 58, euro 3,61).
"La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno ed il coraggio. Sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle" Sant'Agostino.
"Il mondo è diverso ed è inteso in modo diverso in ogni angolo della terra. Se
non accettiamo questa semplice verità è difficile comprendere il comportamento degli
altri, i motivi e gli scopi delle loro azioni". (Ryszard Kapuscinski,
La Repubblica del 15 gennaio 2003).
"Ma una cosa, non la saprai, né vorrai saperla: Che tu generi da te stesso la tua
miseria, ogni ora, ogni giorno, senza interruzione; che non comprendi i tuoi bimbi, spezzi
loro la spina dorsale prima ancora che essi possano coraggiosamente drizzarla; che tu rubi
l'amore; che sei avido di soldi e pazzo di potere; che, infine, tieni un cane per poter
anche essere padrone". (Wilhelm Reich, Ascolta piccolo uomo).
"Quando l'identificazione con il corpo manca di forza e profondità, l'identità
personale è vaga e l'espressione creativa fortemente ridotta. L'individuo, se alienato
dalla propria realtà corporea, deve cercare un'identità e un mezzo d'espressione nelle
identificazioni del suo Io. Queste diventano il suo principale modo espressivo, e in
questo caso sono un misero surrogato della cosa stessa". (Alexander Lowen,
Il piacere).
"L'amore significa che due diventano uno. E' sempre la riconciliazione di due poli.
Ma se si tratta di una relazione veramente profonda, essa permette a ciascuno dei due di
uscire dall'unione essendo maggiormente se stesso: il suo Io essenziale guadagna in
profondità. Ma se i due si "appiccicano", allora la possibilità di sviluppo
finisce. Attraverso l'unione occorre sempre ritrovare un Io più profondo". (L'Esprit
guide, colloqui con Karlfried Dürckheim).
"Nel mondo naturale, creato dalla scissione e dalla divisione, il soggetto che
conosce è separato dall'oggetto conosciuto, è separato dall'essere. Il contatto con la
spiritualità si ottiene quando non vi è più separazione, quando il soggetto che conosce
si trova nelle profondità dell'essere. L'uomo spirituale rimane in questa profondità, e
dalla sua conoscenza scaturisce la luce". (Nicolas Berdiaev, Spirito
e Libertà).
"Gli psicanalisti ci dicono che il bisogno di vincere l'angoscia della morte ha
davanti a sé due strade: una è la strada della accettazione gioiosa e tragica insieme
della finitezza e mortalità della vita; l'altra è la strada dell'ansia di sconfiggere la
morte con l'acquisire l'immortalità. Il primo percorso è quello che porta ad accettare
la provvisorietà di tutto, a vivere con intensità il presente, a non accumulare, ad
accogliere il fluire della storia, a lasciare spazio a tutto ciò che nasce, a costruire
piccole cose, eventi senza pretese.
Il secondo percorso è all'opposto quello che porta a costruire piramidi eterne, a
innalzare torri e cupole, a realizzare istituzioni indefettibili e potenti, ad accumulare
ricchezze, a vivere con l'ossessione della sicurezza, ad accogliere la prole non per se
stessa, non come fluire della vita, ma come continuazione del proprio Io, come
riproduzione, fino a giungere all'aberrazione della clonazione. La strada della
accettazione della finitezza e mortalità della vita porta a riconoscere l'altro, a fargli
spazio, ad accoglierlo; la strada della ricerca di eternità del proprio io porta invece
ad escludere l'altro, a considerarlo un rivale se non un nemico, a strumentalizzarlo e
sfruttarlo fino all'ossessione della mors tua vita mea". (Don Enzo Mazzi,
Il narcisismo nell'era della globalizzazione, su l'Unità del 18
dicembre 2002).