Articolo sull'handicap N.  2

Luciano Jolly

IL PRIMO CONTATTO CON L'HANDICAP HA SIGNIFICATO UNA GRANDE TRASFORMAZIONE

 

Il centro San Lazzaro si trova alla periferia di Saluzzo, in una zona verde, e ospita giovani dai nove ai trentanove anni, per la maggior parte colpiti da lesioni cerebrali gravi, che impediscono loro di camminare o di parlare, o entrambe le cose. L’ambiente di lavoro è molto sereno: vi si incontra un’atmosfera di rilassata allegria che rende l’attività in questo luogo molto piacevole.
I criteri pedagogici adottati dagli educatori si possono riassumere nelle parole autonomia e creatività. Gli ospiti vengono aiutati a progredire nei comportamenti motori e percettivi, nell’espressione dei sentimenti e nella vita di relazione. Lo scopo è che ciascuno di essi raggiunga la massima autonomia possibile, per quanto è permesso dalle lesioni al cervello, o dalla malattia psichica.

Rivolgo alle operatrici la prima domanda del questionario: "che cosa hai provato la prima volta che sei entrata in contatto con l’handicap?". La prima a rispondere è Manuela Caula, coordinatrice del centro:
"Il mio primo giorno di tirocinio in un centro per ragazzi con handicap grave e gravissimo ha lasciato in me il ricordo di un momento di apnea forzata … un momento in cui mi mancava veramente il respiro … Ricordo di essermi occupata quel giorno di una ragazzina grave, molto grave: avevo timore che nel toccarla potessi farle male, non la capivo, non sapevo se ridesse oppure no … avevo bisogno che qualcuno mi aiutasse a interpretare i suoi atteggiamenti.

"Entrare in contatto con l’handicap ha messo in discussione il mondo intorno a me: è stato come capire che vicino al mondo di tutti i giorni esiste un mondo parallelo dove queste persone vivono con tempi diversi, con regole diverse, con una musica diversa … Ho capito che non esisteva solo il mio modo di viaggiare nel mondo, ma che il nostro mondo è attraversato da mille possibilità di guardare lo stesso sole, la stessa stella: quello che per me è il sole, per altri può essere una sensazione di luce, di caldo, di vita …"

Continua Germana Olivero "Per me ha significato scoprire un mondo nuovo a me sconosciuto. Un mondo che tentavo di escludere a priori, di cui avevo paura e che poi ho riscoperto. Ho scoperto la diversità ed ho imparato a mettermi in gioco ho scoperto cose nuove ed ho allargato le mie conoscenze".

E Antonella Belli: "E’ stato fare i conti con il dolore, la sofferenza fisica e psicologica sia dei ragazzi stessi che dei loro familiari. Ha significato entrare in contatto con un dramma, con la solitudine, con il proprio senso di impotenza".

Alda Armando: "Entrare in contatto con l’handicap ha significato per me una grande trasformazione. E’ stato un cammino di crescita anche spirituale, durante il quale ho potuto scoprire gradualmente il mio "essere" mettendo da parte l’ "avere". Gioisco di cose che un tempo non conoscevo. Vivo meglio con me stessa e con gli altri, con più umiltà e semplicità, sentendomi più leggera. All’inizio c’era il timore di non riuscire a lavorare correttamente e non immaginavo quanto, invece, avrei potuto migliorare e maturare".

Roberta Testa: "Per me ha significato conoscere un mondo che ruota in modo a sé stante, un mondo che mi affascina, che mi dà emozione".

Silvia Cigna: "La natura umana riesce ad essere creativa nelle situazioni più disagiate: l’handicap ne è un esempio. Esso mi ha insegnato a vedere il mondo con "occhi" diversi, facendomi ricordare di avere mani, piedi, pelle che la "virtualità" del mondo contemporaneo non aiuta a valorizzare".
(La Guida, 9 nov. 1999)
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