La persona felice

Luciano Jolly

La persona felice

Quando gli accadeva di sperimentare lo stato di felicità, l'uomo si percepiva intimamente unito al mondo circostante. Tale stato ha sempre avuto il nome di paradiso, e l'immagine che lo rappresenta è quella di un giardino fiorito, colmo dei meravigliosi frutti dell'abbondanza e del piacere di vivere. Il paradiso terrestre significa relazione d'alleanza tra l'Umano e il Divino.
Il paradiso implica la pace: è la condizione di chi non conosce conflitti. Nella felicità ogni bisogno dell'individuo è soddisfatto, e le sue facoltà si esprimono al più perfetto livello: la grazia, la bellezza, la capacità d'amare, la giovanile vitalità prorompono dall'essere individuale e collettivo.
Le fortissime, indicibili sensazioni fisiche della felicità proiettano l'uomo verso ciò che è sublime, raro, privilegiato. Queste sensazioni, da sole, sono capaci di giustificare l'esistenza di un individuo. Esse partono dal cuore della persona e si riversano come onde benefiche sull'ambiente circostante. Questo universo locale, la società, avvolge l'uomo felice, lo mette al riparo dal male e lo protegge amorosamente da ogni spiacevole sorpresa. Non c'è più nulla da desiderare, se non il mantenimento della felicità stessa: il suo espandersi ai confini ultimi del mondo e la sua estensione a tutte le creature viventi. L'uomo felice e l'universo che lo contiene sono una cosa sola: lo stato di felicità implica i sentimenti dell'unione, dell'armonia e dell'amore verso tutto ciò che esiste.
Per contro il mondo della persona infelice è rappresentato da due forze interne che si fronteggiano per distruggersi reciprocamente e diffondere un senso di paralisi o di morte.
Per questi motivi l'essere umano è alla perenne ricerca di un paradiso personale. Ma l'11 settembre 2001, insieme al crollo delle Twin Towers a Manhattan, è esplosa ogni certezza al riguardo. Quel giorno ci ha rivelato che l'uomo, dopo la sua cacciata dall'Eden, è ancora in piena Caduta. Nel suo cuore albergano sentimenti arcaici e pericolosi. Si chiamano avidità, sopraffazione, odio, desiderio di potere e di tornaconto individuale. Talvolta questi sentimenti sono apertamente manifestati. Più spesso sono camuffati sotto la maschera ingannatrice della retorica.
Il mondo in cui viviamo si presenta come il regno del caos. Disordine, squilibrio, violenza e insicurezza predominano a livello individuale e planetario. L'espansione del mercato in ogni regione del pianeta; l'adozione universale delle sue regole anti-umane, dei metodi e degli scopi che esso persegue, ha provocato un'accelerazione della dualità.
Qui accumulazione delle ricchezze: Là estensione della miseria. Qui una pace precaria, Là guerra e devastazione. Qui sviluppo, Là arretratezza. Qui abbondanza del superfluo; Là mancanza del necessario. Qui elevato sapere e raffinata sofisticazione tecnologica. Là analfabetismo e ignoranza. Qui libertà di pensiero, Laggiù fanatismo. Qui cure mediche, Là malattie endemiche. Ma anche: Qui ansia, panico, solitudine; Là rassegnazione o rivolta violenta. La dualità genera conflitto nei rapporti umani, li carica d'antagonismo e d'asprezza. Ci troviamo a comunicare in un mondo zoppo, asimmetrico, carico di contraddizioni.

Lo stesso Occidente che ha prodotto l'abbondanza materiale, ha generato nell'uomo il vuoto interiore. Per difendersi dalle minacce esterne, vere o immaginarie, egli si ritira in se stesso. Si percepisce staccato e diverso da tutto, come se egli, il singolo, fosse l'unico portatore di quel sentimento lacerante che si chiama sofferenza.
Tra l'uomo infelice, e il mondo che provoca il suo dolore, può esservi solo un rapporto d'inimicizia. Lo stato d'infelicità implica la mancanza d'amore. Ciò è vero nei due sensi: la società attuale è strutturata in modo che non sia possibile essere amati dagli altri; e l'individuo inaridito non ha la capacità d'amare il mondo e le persone che lo formano.
Per riassumere le due posizioni antagonistiche, diremo che l'uomo felice è in contatto con se stesso (si ama) e con il vasto mondo esterno (lo ama). E' aperto alla realtà di cui sa cogliere le più sottili sfumature, tanto nell'aspetto materiale che in quello spirituale.
Invece l'uomo infelice o insoddisfatto vive senza contatto con sé e con il resto del mondo. Isolato sotto la coltre dei propri sentimenti negativi, soggiace ad un destino avverso che non sembra in grado di modificare. Non si ama e non ama il resto del mondo. Tende a sostituire i rapporti verso le persone con i rapporti verso gli oggetti o verso i ruoli. E' in queste difficili condizioni che tutti noi siamo chiamati a comunicare. Gli uomini odierni, tragiche creature amputate della propria interiorità, non riescono a conoscere la realtà globale del mondo, alla quale rimangono estranei, né a comprendere il senso profondo della propria esistenza individuale. Questi due fattori - mancanza di contatto con sé e con l'Altro - hanno deformato gravemente la comunicazione. Chi voglia ripristinarla dovrà ripartire da zero, battendo vie finora inesplorate. La tesi centrale di questo libro è che i contemporanei potranno dare un significato più alto alla vita, spostando lo sguardo in una nuova direzione per scoprire tutto ciò che è intimo, interiore e spirituale in ciascuno di essi. Il mezzo per iniziare tale viaggio è per noi la pelle, con il suo universo di relazioni contraddittorie e affascinanti.
(settembre 2002)
Home page  

Altri articoli