Il
sostegno
Crediamo che lo schema dell'Albero delle Vita possa aiutare molti genitori a comprendere
qual è il giusto modo di toccare un figlio. Fino a che non è in grado di camminare, e
anche dopo, il bambino ha bisogno di essere sorretto. Il modo migliore, come fa
spontaneamente la maggior parte delle mamme, è di adagiare la schiena del bimbo
sull'interno dell'avambraccio. In questo modo la mano del genitore impugna l'osso sacro ed
il coccige del figlio, e la sua spina dorsale riposa sull'avambraccio. La nuca è sorretta
dal bicipite dell'adulto. Essere ben sorretto, con un piglio affettuoso e saldo al tempo
stesso, è di fondamentale importanza per la formazione dello schema corporeo
dell'infante. In tale posizione egli percepisce tutta la colonna vertebrale, l'asse
mediano del suo essere, quello che riassume ed unifica i due lati opposti del corpo. Più
tardi, ciò avrà delle positive ripercussioni sulla costruzione del suo carattere.
Infatti, essere consapevole della propria spina dorsale, è per il bambino che cresce un
punto di forza importante: dalla schiena provengono sensazioni di energia e di potenza
che, quando sono percepite, consentono di affrontare tutte le situazioni. La schiena, dove
i muscoli sono più compatti, è il luogo della protezione e della sicurezza. Inoltre
essere sorretti in modo stabile, tale da eliminare la paura di cadere, aiuta il bambino a
prendere confidenza con la forza di gravità (che minaccia costantemente di trascinarlo
verso il basso), ed a non temere i suoi possibili effetti negativi. Essere sorretti con un
gesto tranquillo e fermo, dà al bimbo fiducia in se stesso e certezza nell'ordine delle
cose; il mondo gli appare così come un luogo sensato, privo di pericoli e quindi
rassicurante .
La lateralità
E' noto che l'essere umano è dotato di due emisferi cerebrali, ciascuno capace di
funzioni differenti. Quello sinistro (che comanda il lato destro del corpo), è incaricato
di compiere operazioni logiche: contare, ordinare, prevedere, giudicare, programmare. E'
attivo e maschile. Quello destro riceve informazioni e dà i comandi al lato sinistro del
corpo: costituisce la parte emozionale del cervello. E' l'emisfero che intuisce, crea,
immagina, sogna, gioca. E' ricettivo e femminile. Fisicamente i due emisferi sono
collegati da una formazione che si chiama corpo calloso. Tuttavia la presenza del corpo
calloso, da sola, non è sufficiente ad assicurare l'integrazione delle due funzioni
psichiche femminile e maschile. Affinché questo avvenga, occorre che il bimbo percepisca
con chiarezza tanto il lato sinistro quanto il lato destro del proprio corpo. Fra i
molteplici compiti che i suoi educatori devono svolgere, questo è fondamentale. Essi
porranno ogni cura nel sorreggere il figlio ora con il braccio destro, ora con quello
sinistro, in modo che, di volta in volta, entrambi i fianchi del bimbo siano stimolati dal
contatto con il corpo del genitore. Ciò contribuisce ad evitare eventuali complicazioni,
come la dislessia ed i problemi di lateralità (confusione tra destra e sinistra), con le
conseguenze psichiche relative.
Lo schema corporeo
Invitiamo i genitori a comportarsi in modo tale, che il loro figlio non solo percepisca la
propria colonna vertebrale ed i due fianchi, ma tutta quanta la propria superficie
corporea. Vi sono delle zone che rivestono un'importanza prioritaria. Tra queste
indichiamo la pianta dei piedi, tutte le articolazioni (caviglie, ginocchia, anche,
spalle, collo, gomiti, polsi), l'addome, il petto e la nuca 8.
La pianta dei piedi: è la zona che sarà in contatto con la terra, non appena il bimbo
acquisterà l'abilità di camminare. La terra si comporterà con lui come una seconda e
indispensabile madre. Lo nutrirà con i suoi frutti e gli offrirà il suo sostegno ad ogni
passo. Attraverso le cadute, che saranno inevitabili, gli insegnerà il senso della
realtà. Percepire il contatto con il terreno è fonte per il bambino di sicurezza e di
fiducia. Se i suoi piedi l'ascoltano, la terra gli trasmetterà i giusti segnali per
acquistare concretezza e spirito di realismo.
Le articolazioni: senza di esse saremmo totalmente rigidi. Sono le parti del corpo che ci
permettono di fletterci, di raccoglierci e distenderci, di orientarci nello spazio, di
allungare gli arti nella direzione prescelta, di raggiungere materialmente i nostri
obiettivi. Rappresentano la flessibilità: ci consentono di metterci in movimento,
rendendo attuale ciò che in noi è soltanto potenziale.
L'addome e il petto: rappresentano rispettivamente la realtà istintuale ed emozionale
dell'essere umano. Rendere il bambino cosciente di queste zone, significa conciliarlo con
la parte più profonda e vera di se stesso.
La nuca ed il cranio: la prima protegge la parte più arcaica del sistema nervoso
centrale, dove si trovano i nuclei che presiedono alla respirazione, alla fame, la sete,
il sonno ecc. I bambini, e anche molti adulti, adorano che la persona amata raccolga la
loro nuca nella propria mano. Il secondo è il contenitore della parte più evoluta
dell'encefalo, il cortex, che permette l'ideazione. Posare con gentilezza una mano sul
cranio di un bambino, equivale ad una benedizione della sua intelligenza. E' un viatico:
significa trasmettergli la fiducia che potrà affrontare le più burrascose situazioni di
vita, con la certezza che la sua razionalità lo aiuterà sempre a trarsi d'impaccio.
Naturalmente tutto il corpo del bimbo ha bisogno, e attende, di essere toccato. Per questo
motivo suggeriamo ai giovani genitori d'imparare l'arte del massaggio e di applicarla sui
figli. Grazie al massaggio tutte le principali funzioni fisiologiche migliorano:
respirazione, digestione, circolazione sanguigna e linfatica, eliminazione, attività
nervosa, sonno. Le difese contro le malattie aumentano. Inoltre il contatto fisico tra
genitori e figli, attraverso il massaggio, approfondisce il loro rapporto psicologico ed
emozionale. Rende più "reale" la loro amicizia e crea un rapporto personale tra
le due generazioni, al di là dei vincoli di sangue e dei ruoli familiari. Soltanto la
pratica del massaggio (e non il semplice abbraccio o le carezze) possiede la capacità di
perfezionare lo schema corporeo del bambino. La completezza dello schema corporeo9 di un
individuo è la base della sua salute mentale. Essere toccato significa infatti essere
riconosciuto nella propria qualità di essere esistente. A somiglianza di quanto avviene
in un'ironica novella di Pirandello, "La patente", anche il contatto agisce con
la forza di un certificato legale: certifica che la persona toccata è esistente.
Certifica che è una persona, non un sogno; non è uno strano imbroglio dal significato
incerto, ma un essere vivente e reale, dotato dei diritti e potenzialità di ogni essere
senziente: innanzitutto il diritto alla vita, e poi al suo corollario: l'evoluzione, il
compimento del suo destino, la gioia e la felicità.
La qualità del contatto
Abbiamo visto che ai nostri giorni la vita sociale è generatrice di ansia e di
solitudine. In queste condizioni il compito dei genitori diventa sempre più difficile.
Gli scaffali delle biblioteche grondano saggezza a questo proposito. Ma è una saggezza
soltanto teorica. Nella pratica quotidiana ogni genitore, e specialmente ogni madre, deve
scontrarsi con problemi educativi che molto spesso conosce solo superficialmente, oppure
ignora del tutto. L'istinto non guida più le madri, contrariamente a quanto avviene per
gli animali. L'ambiente in cui nascono i bambini della società globale non ha più nulla
a che fare con la natura. E' un ambiente artificioso, in cui predominano interessi
finanziari e di potere. I genitori sono lasciati soli nella loro sfera privata. Certo si
tengono conferenze ed esistono tanti libri sull'argomento, ma nessuno informa
personalmente i nuovi papà e le nuove mamme sul modo più idoneo di toccare un bambino10.
Non lo fa la scuola, altamente responsabile della mancata formazione di uno schema
corporeo corretto nei suoi alunni. Non lo fa il ministero della Sanità, che pure potrebbe
godere di ampi vantaggi da un lavoro di prevenzione delle malattie mentali o dei vari tipi
di devianza, che sfociano spesso in episodi di cronaca nera. Non lo fa la società nel suo
complesso: è un altro esempio della mancanza di contatto congenita nel mondo
contemporaneo.
Eppure la scuola potrebbe essere il luogo idoneo per dare alle nuove generazioni una
giusta consapevolezza della corporeità. Sotto accusa è tutto l'assetto della
trasmissione del sapere, che esclude il corpo e rivolge tutte le sue attenzioni alla
mente. Il corpo degli allievi è mortificato. Costretto all'immobilità per molte ore al
giorno, obbligato ad assumere posture innaturali che deformano la spina dorsale, su banchi
anti-anatomici, il corpo degli studenti si oppone con l'indifferenza e la svogliatezza,
come se La lettera ad una professoressa di don Lorenzo Milani non fosse mai stata
pubblicata. Le lezioni di Educazione fisica (che ironia in questo nome!) non sono altro
che esaltazioni della lotta per il successo. Al fondo della cosiddetta educazione del
corpo scopriamo l'ignoranza del corpo. Dopo otto anni, i giovani che escono dalla scuola
(la pubblica e la privata si danno in ciò una mano solidale) non possiedono la minima
coscienza della propria corporeità. Per fare solo qualche esempio, nessuno ha fatto loro
percepire la pelle, gli effetti che le paure sessuali hanno sulla spina dorsale e sui
movimenti del bacino, le conseguenze dell'ansia sulla rigidità delle ginocchia e sulla
respirazione, e quanto la paura faccia irrigidire le spalle. Le sensazioni somatiche e
l'autopercezione del corpo sono semplicemente ignorate. Basta osservare i giovani (e molto
spesso i bambini di 3-4 anni) che camminano nelle nostre strade, per accorgersi della
percentuale di studenti che tengono le ginocchia completamente rigide.
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Dunque i genitori, nell'aiutare
i figli a scoprire la propria corporeità, sono lasciati soli. Un aiuto viene da una parte
della stampa, in particolare quella che si occupa della salute e del benessere. Questi
periodici cercano di assolvere un compito che dovrebbe essere sostenuto, per la sua
importanza, dalla società nel suo insieme. Ma la trasmissione delle informazioni, com'è
logico attendersi in una civiltà priva di contatto, o dove ancor peggio il contatto è
violento, avviene attraverso un supporto cartaceo oppure televisivo: in entrambi i casi
prevale la distanza tra chi emette e chi riceve l'informazione. Viene meno il senso del
lavoro fatto insieme agli altri. La presenza fisica delle persone che collaborino intorno
ad un progetto comune, non è cercata. Il senso della comunità ha subito duri colpi.
Mio figlio crescerà bene? Sarò capace di educarlo correttamente? Ho le capacità
necessarie per un compito tanto gravoso? I genitori sono spesso investiti di una
responsabilità più grande delle loro forze. Lasciati a sé stessi, entrano in ansia
nell'esecuzione del loro programma educativo. Va subito detto che l'ansia è il peggior
nemico del contatto con l'altro.
L'ansia genera nervosismo. Altera il flusso del respiro, fa tremare le mani, rende i gesti
insicuri. Un genitore ansioso farà percepire il suo stato d'animo al piccolo che sta
toccando. Gli trasmetterà questo messaggio: il mondo intero, a immagine del genitore, è
un luogo precario, dove regna l'incertezza e del quale bisogna diffidare.
L'ansia è collegata ad una visione difettosa del futuro, che appare problematico, ostile
o spaventoso a seconda del grado d'intensità raggiunto dall'ansia stessa. Il genitore che
si accorga di trovarsi in tale condizione, ha il dovere/diritto di imparare a vivere
intensamente il momento presente.
Il secondo nemico di un giusto contatto con l'altro è la manipolazione.
Giustamente noi manipoliamo la materia. Le nostre mani sono ammirevoli strumenti per
trasformare il mondo: occorre che siano guidate dal cuore, ossia da sentimenti positivi
nei confronti dell'esistente. Tale è il caso del grande scultore che, guidato dal senso
del sublime, compone l'opera che ci lascia ammirati per la sua grandezza. In tale caso non
chiamiamo "manipolazione" il procedimento seguito dall'artista. Gli diamo il
nome di armonia, di comunione con la materia che tocca. Se invece c'è distacco
emozionale, il cui grado più estremo è la volontà di potere, il sentimento d'unione,
caratteristico dell'amore, non esiste più. Per descrivere questa deteriore situazione,
Karlfried Dürckheim impiega la parola "funzionare". La persona che manipola
l'altra è semplicemente funzionante, come una macchina. Facciamo un esempio: l'infermiera
che lega la benda intorno al braccio dell'ammalato, nel caso separi il suo operato dalla
relazione con il paziente, e lo fa soltanto in modo che la bendatura funzioni, diventa
essa stessa un funzionario. Facciamo un'altra supposizione: la mamma che provvede
all'igiene intima del bimbo, si accontenta di ottenere il risultato, trascurando le
relazioni di cuore con il piccolo: adesso la zona anale del bimbo è pulita. Anche questa
mamma è diventata un funzionario. Potremmo moltiplicare gli esempi. Le persone
"funzionali" s'interessano dei fini, non dei mezzi impiegati. A loro importa che
l'obiettivo sia raggiunto, indipendentemente dai modi impiegati per raggiungerlo. Anche le
parti di una macchina funzionano, e consentono di ottenere un risultato. Ma notoriamente
le macchine non sono interessate all'aspetto della comunicazione attraverso i sensi e le
emozioni. E così le persone manipolatrici, perdendo di vista l'aspetto relazionale con
l'altro, che dovrebbe essere il più importante, si limitano a svolgere diligentemente
un'operazione trascurando di chiedersi: "Che cosa ha sentito l'altro, mentre io
compievo le mie operazioni?".
Manipolare l'altro quando lo tocchiamo, significa ridurlo ad un oggetto in nostro potere.
Collegato al difetto precedente, il terzo grande nemico della relazione tattile è la
volontà di controllo. Questo è un tratto specifico della personalità psicopatica. Un
dittatore, non mancano certo gli esempi nel mondo contemporaneo, desidera controllare
tutto ciò che avviene nel territorio della Stato. Deve conoscere quali pensieri perversi
si annidano nella mente dei cittadini che non lo amano. Il dittatore pensa che gli altri
debbano sempre uniformarsi ai suoi voleri. Se non lo fanno, sono cattivi perché diversi
da lui. Non hanno capito che il dittatore conosce alla perfezione qual è il bene della
comunità. Chi si oppone a lui va eliminato in quanto disturba la giustizia10. Nonostante
la decadenza della società patriarcale, nelle nostre famiglie allignano ancora troppe
persone con tratti autoritari. Credono di conoscere qual è il bene del figlio. Nel
toccarlo, gli faranno sentire la costrizione. Lo obbligheranno ad assumere le posizioni, a
mangiare gli alimenti, ad avere le idee che loro ritengono opportune. La volontà di
controllo produce come effetti il risentimento, la scontentezza, l'accettazione acritica
di una situazione negativa, o la voglia di ribellarsi. Nella volontà di controllo non
esiste un giusto rapporto tra due persone, ma solo il desiderio che una di esse si
sottometta all'altra.
Il contatto raggiunge un'alta qualità quando è ricco di rispetto, di attenzione ai
bisogni dell'altro. Secondo le esigenze del momento è ora delicato, pieno di
sollecitudine, ora fermo e deciso. Può essere tenerissimo o forte. Spesso le qualità
opposte si uniscono nello stesso gesto. Sostengo il bambino in modo saldo, tale da fargli
sentire sicurezza, e nello stesso tempo la mia pelle gli trasmette tenerezza, affinché
comprenda che è un essere prezioso, meritevole di essere amato.
Il feedback
Il modo più corretto per avere una relazione tattile con l'altro, ed in particolare con
un figlio, è di stabilire con questa persona un regime di feedback. Nella lingua inglese
quest'espressione significa "informazione di ritorno". Il genitore che desideri
essere non solo "funzionale", ma anche giusto, sarà molto attento ai segnali
che il bambino gli invia come risposta ai comportamenti materni o paterni. Prendiamo il
caso di un bimbo che pianga: tra le tante cause possibili, supponiamo che ciò significhi
che il genitore lo sta sorreggendo o toccando in modo sbagliato. La mamma avveduta
corregge subito il proprio gesto, adeguandolo alle necessità che il piccolo mostra di
avere in quel momento. Facendo così s'instaura una situazione d'intesa tra l'adulto e
l'infante. E' una comunicazione silenziosa, basata sui fatti e sulla modificazione della
reciproca realtà corporea. I due si adeguano uno all'altro, ma occorre ricordare che
l'iniziativa spetta sempre all'adulto. Vivere in una situazione permanente di feedback non
è facile. Occorre mettersi in discussione ed essere aperti al cambiamento costante delle
idee, delle abitudini e dei comportamenti. In fisiologia ed in Gestalt questo processo si
chiama omeostasi. Si tratta del procedimento mediante il quale un organismo si autoregola.
Per esempio un individuo ha sete: bevendo, ritorna all'equilibrio primitivo. La differenza
sostanziale è che, nella relazione tra genitore e figlio, gli organismi sono due.
L'organismo dell'adulto è chiamato ad adattarsi alle esigenze dell'infante, e non
viceversa, perché l'adulto possiede un certo grado di libertà e quindi di scelta.
L'organismo del piccolo, invece, obbedisce ad un programma di stimolo/risposta che è
predeterminato. Tale programma è iscritto nel suo sistema nervoso, e non gli consente
libertà: se ha mal di pancia, lo segnala piangendo. Da questo punto di vista l'educazione
ha come scopo la crescita costante della libertà e creatività del bambino.
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