Articolo   N.  12

Luciano Jolly

DEPRESSIONE E VOLONTA'

Marina, una giovane educatrice di Mondovì, ci pone due domande: 1) E’ possibile uscire completamente dalla depressione? 2) In quale misura la volontà è importante ai fini di una guarigione definitiva?
Diciamo subito a Marina che le sue domande sono ben poste e consentono di vedere la depressione sotto una nuova luce. Alla prima domanda rispondiamo con un chiaro e netto SI’. Lasciarsi alle spalle un brutto momento, anche se questo periodo ha avuto una lunga durata, rientra nelle possibilità medie umane. In qualunque fase della nostra vita è possibile innescare un nuovo processo di guarigione, che ci porterà a vedere nella depressione nient’altro che un periodo transitorio, un’esperienza penosa ma utile: anzi necessaria per comprendere gli errori in cui siamo caduti, e per evitarli in futuro. In fondo si tratta soltanto di diventare consapevoli dei propri sbagli, di eleggerli al rango di maestri per farci guidare – proprio da loro! – sulla strada della nostra crescita emozionale e psicologica.
Naturalmente, affinché il successo sia garantito, occorre che si rispettino diverse condizioni. Una prima condizione riguarda il corpo. La depressione non è soltanto uno stato d’animo, un umore nero, un pessimismo saldamente radicato nello spirito. E’ anche un fatto fisico, un avvenimento somatico. Gli effetti della depressione si trasferiscono innanzi tutto nel respiro, che si altera, contraendosi, e impedendo alla persona di ricevere l’energia necessaria per vivere pienamente la vita.
Inoltre la persona depressa deve imparare a vivere di più nelle sensazioni, e in particolar modo in quelle tattili. Deve apprendere a percepire il proprio corpo, a sentirlo mentre si muove, cammina e vive. Occorre che impari ad entrare in contatto con il mondo, con gli oggetti e con gli esseri viventi che fanno parte del suo ambiente. Il massaggio può essere una parte importante del trattamento, poiché opera sui due versanti complementari: quello della percezione corporea, così fondamentale per la salute mentale, e quello della relazione con il mondo esterno.

Chi sta attraversando uno stato depressivo si trova in una contraddizione, insolubile soltanto in apparenza: da un lato si sente sfiduciata, le mancano le motivazioni e la voglia di vivere; dall’altro ha il desiderio, ma non la forza, di stare meglio. Si esce da questa contraddizione con un atto di volontà: voglio respirare, ed è questa decisione che mi porterà ad avere l’energia necessaria per uscire dal malessere.
L’atto di volontà assume anche un altro significato. La persona che decide, che intraprende, che dà un nuovo corso alla sua esistenza, si rende responsabile del proprio benessere. La volontà e la responsabilità si identificano, sono la stessa cosa. Senza volontà di migliorarsi e di progredire, la guarigione diventa difficile. Consigliamo a Marina e a tutte le persone interessate, la lettura dell’importante libro di Roberto Assagioli "L’ATTO DI VOLONTA’ ", pubblicato dalla casa editrice Astrolabio.
(19 maggio 2000)
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